giovedì, 19 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 09:43
category: serie - jari remake
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“La civiltà mi tedia. Devo astrarmi.”
Jari

11 Maggio
Ore 02:37
 
Jari è come polvere pronta a scomparire.
Accampa corpo e pensieri sul tetto del suo palazzo.
Sale sul cornicione e scopre, con una specie di curiosità infantile, che la vertigine non è semplice distorsione della percezione d’equilibrio.
No, la vertigine è maligna.
Se non ci fosse lei, l’avrebbe già fatto. Avrebbe già smesso di passare la mano destra tra i capelli – come avesse cinque vipere che strisciano sul capo – ed avrebbe preso coraggio. Avrebbe già saltato nel vuoto, ansioso d’esser cullato dal vento.
Se non fosse in preda alle vertigini, si starebbe librando in aria. Forse spaventato, certamente intimidito dai 9,81 Newton gravitazionali, ma pur sempre integro nella morale. Per una volta, avrebbe tenuto fede ad una sua imposizione.
Eppure c’è lei. Quella schifosa sensazione di malessere.
Può quasi vedersi; spettatore del proprio declino. Un sudicio fabbricato dell’umanità che l’ha preceduto – somma e risultato di un’operazione storica. Addendi in carne ossa; la civiltà come una catena formatasi con l’Homo sapiens e destinata a perdurare chissà quant’ancora. Lui, l’anello debole, si alienerà da antenati e posteri. Una zavorra troppo grande, quella d’esser uomo. Non è nato con le spalle larghe. Jari è carne avvelenata.
Stenta a credere d’essere materia vera e propria. Immagina i suoi vestiti – jeans cobalto e t-shirt rosso castagno – afflosciarsi al suolo. Niente più massa a sostenerli; una visione celeste.
Le gambe che son canne in balia d’una folata. La testa è un fulcro rotatorio. Le braccia, appendici d’un equilibrista morente.
Lui sa di chi è la colpa.
E’ della vertigine. Non lo fa concentrare, la maledetta.
Jari sovrasta il suo quartiere. L’asfalto dimesso, i palazzi insofferenti, alberi e lampioni che paiono reggersi a fatica. Sono tutti là che bramano lo schianto. Attendono, silenziosi ed eccitati.
Ma lei usucapisce il suo cervello.
Non è ancora tempo, gli dice.
Torna a stamattina.
Quando tutto è cominciato. 
domenica, 15 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 14:44
category: serie - lettera a dio
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Caro Signore Dio mio,
Ho lavorato un sacco, tantissime ore, di giorno e di notte, solo per guadagnare un pochino di più. Ho dovuto farlo, siccome mi servivano soldi per il cambiamento. E il cambiamento lo sanno tutti che costa, il cambiamento non è mai gratuito, il cambiamento ha sempre un prezzo prestabilito.
Io dico che stampo i giornali, se mi chiedono che lavoro faccio. Ma in realtà c’è una macchina apposta che stampa i giornali, io la controllo solamente, accerto che non si surriscaldi, che continui a stampare i giornali per darli alle edicole.
Ho dovuto lavorare un sacco, per potermi permettere il cambiamento.
Poi ce l’ho fatta, ho potuto cambiare, ho potuto farmi installare l’antenna parabolica. L’abbiamo fatta installare sul terrazzo piccolo – quello che dà sul cortile – perché mia moglie non la voleva sull’altro, diceva che c’erano i rododendri e non li voleva rovinare.
Adesso che ho cambiato posso vedere tante serie tv col formato digitale e il dolby surround. E anche il calcio, tutto il calcio, compreso il campionato russo e quello americano, che ogni tanto qualche calciatore famoso sceglie di andare in quei campionati, e allora io voglio vedere come giocano, se giocano bene o se giocano male.
Era tutto bellissimo, il cambiamento.
Era bellissimo finché c’era.
Perché adesso son quattro giorni che non vedo niente, solo uno schermo nero, e l’abbonamento lo continuo a pagare, anche se non vedo niente. Sto pagando uno schermo nero. Ho già telefonato al numero verde che si trova online, mi hanno detto che mandavano qualcuno ad aggiustare il cambiamento, ma non l’hanno mandato. Sono passati quattro giorni e non hanno ancora mandato nessuno.
Quindi, caro Signore Dio mio, volevo chiederti un aiuto, una ricompensa per la mia fede inossidabile. Magari potresti abilitarmi il pacchetto cinema, solo per qualche giorno, finché quelli del numero verde che si trova online non mandano qualcuno. In fondo me lo sono meritato, questo cambiamento. Ho lavorato un sacco, tantissime ore, di giorno e di notte.
Almeno il pacchetto cinema, dovrei avercelo.
 
Tuo fedelissimo Enzo.
mercoledì, 11 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 19:02
category: serie - interview
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Chi sei?
Il qualunquista.
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L’altro giorno, da Mondadori, ho comprato un libro di aforismi. Dentro ce ne sono di tutti i generi, sì, ci sono anche quelli sull’amore omosessuale, quelli sulla tristezza eterosessuale, quelli sulla fine del mondo, quelli sulle torture medievali, quelli sui chakra squilibrati, quelli sull’illusione della materia, quelli sulla meta-letteratura, quelli sulla tecnologia particellare, quelli sul know-how delle aziende, quelli sulle riviste di arredamento, quelli sul cacao boliviano, quelli sull’insostenibilità del lavoro impiegatizio, quelli su un uomo che piange e non sa perché piange, quelli su un uomo che vive e non sa perché vive, quelli che parlano di un dio che è morto e quelli sul recupero crediti.
Insomma, ce ne sono proprio di tutti i generi.
Per fortuna che l’ho comprato, questo libro di aforismi. Mi sta tornando davvero utile.
Ad esempio, a mia moglie ho appena parlato della dissoluzione di ogni valore morale. Ma lei non sa che ho mischiato un pensiero di Nietzsche con un pensiero di Tolstoj, spacciandolo inverosimilmente per un delirio in sanscrito.
 
Chi sei?
Forse mi chiamo Orfeo.
Descriviti.
Ho cominciato a credere che il mondo fosse come Euridice, che se mi fossi voltato a guardarlo sarebbe scomparso per sempre. Così sono andato in cucina e ho preso il coltello che taglia l’arrosto in fette perfette.
Be’, questo non spiegherà chi sono, però spiega come mi sono accecato.
domenica, 08 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 17:04
category: racconti senzanima
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“Io non piango mai.”
“Neanche quando mortifichi la carne?”
Soprattutto quando mortifico la carne.”
“Ma ridere riderai, qualche volta.”
“Certamente, soprattutto quando mortifico la carne...”
domenica, 08 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 10:54
category: recensioni senzanima
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Thérèse Raquin, di Émile Zola

Iacopo Barison scrive: “Ho letto Thérèse Raquin. Mi ha dato tantissimo. Per me è un capolavoro assoluto.”
Vanni Santoni scrive: “Diobono è Zola, mica il Nano Bagonghi.”
Iacopo Barison scrive: “Ganza questa. Posso citarla nella recensione?”
Vanni Santoni scrive: “Fai pure.”

giovedì, 05 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 09:14
category: serie - interview
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Chi sei?
Un terrestre.
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Ma voi li avete presenti i rettiliani?
Sono quei rettili umanoidi che vivono nei sistemi di Orione e di Zeta Reticuli. Ogni tanto arrivano sulla Terra e qualcuno li vede, infatti lo sanno tutti che i rettiliani sono molto simili a noi, che sono quasi uguali alla razza umana, solo che loro hanno la coda e noi non ce l’abbiamo, e non abbiamo neanche la testa sottile e la pelle grigia, però sono lo stesso molto simili a noi.
E comunque io una volta ne ho visto uno, era proprio davanti a me, e allora gli ho detto, senti un po’, io ho letto che a voi piace il clima mesopotamico, che lì è molto temperato e si sta proprio bene, e allora credevo che voi compariste solo in Mesopotamia. E lui mi ha risposto, no, guarda che ti sbagli, come vedi noi compariamo anche a Cinisello Balsamo.
 
Chi sei?
Una suora laica.
Descriviti.
Soddisfo solo i miei bisogni primari.
 
Chi sei?
Il terzo nome in ordine di apparizione.
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A soli diciassette anni posso già dire di aver recitato in un film per la televisione. E visto che posso dirlo, lo dico un po’ a tutti, anche a quelli che non conosco tanto bene.
Perché dovete sapere che io sono il terzo nome in ordine di apparizione. E dovete anche sapere che interpreto la figlia di un medico senza frontiere che è partito per curare i bambini malati di Ebola. Da quando è partito vivo con mia nonna, una vecchia che mi fa sempre fare cosa voglio, e infatti alla fine del film prendo una pastiglia di ecstasy, e poi con quella pastiglia vado in overdose e muoio.
Comunque tra l’inizio e la fine del film succedono tante cose, e il messaggio è che non puoi vivere senza tuo padre, anche se tuo padre è una brava persona ed è partito per curare i bambini malati di Ebola.
domenica, 01 novembre 2009
author: 28GrammiDopo @ 14:15
category: recensioni senzanima
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L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Milan Kundera
 
Ma allora è questo l’amore?
giovedì, 29 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 09:30
category: serie - interview
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Chi sei?
Giuly.
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A me piace tanto la mia scuola perché è una scuola professionale che ti insegna a lavare e tagliare i capelli. Ti insegna a lavarli e tagliarli proprio bene e poi c’è anche un corso pomeridiano – un corso che se vuoi lo fai ma non è obbligatorio – dove ti insegnano a fare le tinte di tutti i colori, anche quelle verde asparago o blu di Prussia.
Però la scuola non è la cosa più importante, perché per me conta di più l’amicizia, e infatti sono molto amica di Eli, la mia compagna di classe che adesso sta con Matte, che insieme stanno proprio bene e secondo me tra poco faranno l’amore, perché lei sabato scorso gli ha fatto una sega, e questo io dico che è un segnale perché Eli è una che fa le seghe solo alle persone giuste, mica le fa a tutti, no, lei le fa solo alle persone giuste.
E comunque adesso devo andare perché la piastra è rovente, e a scuola ci dicono sempre di usarla quando è rovente, altrimenti la frangia non si liscia bene e l’umidità che c’è in giro la arriccia e la rovina.
 
Chi sei?
Eli.
Descriviti.
A me invece la mia scuola non piace, perché le professoresse sono gelose che noi siamo giovani e loro sono già vecchie, ma comunque ci vado e ogni tanto mi impegno, che sennò mio padre si arrabbia e dice a mia madre che devono essere più severi.
A parte questo ascolto un sacco Avril Lavigne, che secondo me è la migliore cantante di questa terra ed è anche la più bella, e quando esco con Giuly a volte cantiamo le sue canzoni per strada, e se cantiamo forte la gente si gira a guardarci e noi ridiamo tantissimo, perché siamo proprio due ragazze pazze e fuori di testa.
Se non esco con Giuly vado a casa di Matte, che lui mi tratta sempre bene e mi chiede se posso fargli questa o quell’altra cosa, e il bello è che quando voleva una sega me l’ha chiesta per piacere, e io non potevo dirgli di no perché quando ti chiedono una cosa per piacere è buona educazione fare quella cosa.
 
Chi sei?
Matte.
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Secondo me al giorno d’oggi è importantissimo essere forti e vivere al massimo, e lo diceva pure Mussolini che anche lui come me odiava i gay e gli africani. 
lunedì, 26 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 12:24
category: recensioni senzanima
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Bel Ami, di Guy de Maupassant
 
Dissolvevano e coagulavano, gli alchimisti.
E con questa formula anelavano a qualcosa di supremo. Qualcosa come trasformare i metalli in oro. Che a parole è tutto facile – solve et coagula, no? – ma provateci voi, a trasformare un blocco di titanio in oro. Non è mica facile.
E devo dire che Maupassant, a suo modo, era un alchimista.
Perché lui trasformava le parole in oro. E “Bel Ami” è la perfetta sintesi di questo processo. Un libro che puoi trovare ovunque. Un libro che costa come un grammo di fumo.
E insomma.
Questo è l’oro.
L’oro, accessibile come non mai.
mercoledì, 21 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 23:47
category: serie - interview
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Chi sei?
Un modello culturale.
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A me piace Dan Brown perché scrive bene, e poi i suoi libri li vendono anche al supermercato, dove stanno in bella vista tra i chewing-gum e i preservativi alla papaia, e così li posso comprare lì, tra i chewing-gum e i preservativi alla papaia, senza dover andare in quelle librerie dove la gente si crede tutta Einstein.
 
Chi sei?
Un modello sentimentale.
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Siamo in una stanza, io e mia moglie, e lei di colpo mi dice, caro, perché sento che sto per morire?, e io le rispondo, cara, perché tu stai per morire!!!, e poi comincio a ridere, così tanto che mi vengono le lacrime, e mentre me le asciugo con la manica, lei muore per davvero.
 
Chi sei?
Un modello relazionale.
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E’ dal 1999 che grido di aiutarmi, che da sola non ce la faccio, ed è dal 1999 che nessuno mi ascolta, e neanche il mio cane Aaron s’accorge di me, lui che dovrebbe sentire tutto, lui che dovrebbe sentire anche gli ultrasuoni.  
domenica, 18 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 10:26
category: racconti senzanima
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Mi hanno chiamato Egidio. E secondo me è colpa del nome, è colpa sua se in trentasette anni e dieci mesi non ho mai combinato nulla. Cosa ho fatto, alla fine? Nulla, proprio nulla. Sì, ho imparato a fare bene gli spaghetti, con l’aglio la cipolla il pomodoro e una mezza carota tagliata, ma a parte questo non ho mai combinato nulla. Adesso fa pure freddo, su questa panchina del parco, e tra poco magari arrivano anche i tossici, e vorrei proprio che uno di loro mi uccidesse per prendermi i dodici euro che ho in tasca, che tanto non è che abbia qualcosa da fare o da recriminare, non saprei proprio che farmene di un altro po’ di vita.
Guardo le piante e almeno loro hanno uno scopo, tutti i giorni sanno cosa devono fare, rilasciano ossigeno e intanto si nutrono, vedi che la fotosintesi gli da uno scopo ben preciso a queste cazzo di piante, ogni giorno sanno cosa devono fare. Io non l’ho mai saputo cosa dovevo fare, anche se certe cose poi le ho fatte, come prendere una laurea in antropologia che nessuno l’ha ancora capito a cosa serve una laurea del genere, forse puoi insegnare o girare il mondo, ma io non ho mai insegnato né girato il mondo, e quindi sono qua seduto su una panchina, e ho trentasette anni e mi chiamo Egidio.
Vivo ancora con mia mamma che tra un po’ muore, e mio padre è già morto da un pezzo, e mangio ancora i sofficini quando dovrei mangiare fagiolini o cavolfiori perché fanno bene, perché prevengono le malattie, ma almeno se mi ammalassi saprei cosa devo fare, dovrei curarmi, perché qualcuno ha detto che quando sei malato devi curarti, non puoi stare lì a non fare niente, ad aspettare che la malattia ti risucchi. Mi alzo dalla panchina perché non voglio vedere nessun tossico con gli occhi a spillo, così comincio a camminare e ad abbottonarmi il giubbotto, un bottone alla volta, i bottoni di questo giubbotto che mi ha regalato Sandra, la mia vecchia ragazza, anche se poi non c’è mai stata una nuova ragazza, e passo davanti a un fast-food che a vederlo da fuori mi fa venire fame. Allora entro nel fast-food e il caldo che c’è dentro è proprio rassicurante, devo addirittura levarmi il giubbotto che mi ha regalato Sandra, e scopro che la cassiera mi ricorda un po’ lei, la mia vecchia ragazza, forse perché la faccia è simile o il taglio di capelli è lo stesso. Chiedo a Sandra di darmi un hamburger e lei grida a qualcun altro, qualcun altro che sta in cucina, di portare un hamburger che ne ha bisogno subito, e poi l’hamburger arriva e io mi vado a sedere da qualche parte.
Mi siedo vicino a un ragazzo e una ragazza che non parlano molto, stanno zitti davanti ai loro panini e si guardano negli occhi, secondo me sono innamorati, perché a diciassette/diciotto anni è più facile essere innamorati. Io penso a quando avevo diciassette/diciotto anni e stavo con quella ragazza là, quella ragazza che forse si chiamava Francesca, e le dicevo un sacco di cose tipo che la sposavo e facevamo dei figli, ma poi alla fine lei mi ha mollato per uno che andava in palestra tre volte alla settimana, tutte le settimane, anche la settimana di Capodanno. Poi penso a mio nonno Eusebio e a mia nonna Graziella, che adesso sono morti tutti e due ma una volta erano vivi, e si erano sposati quando erano ancora vergini, quand’erano fidanzati solo da un mese, e tutti e due non s’erano mai fidanzati prima di allora. E se anche io avessi fatto così, come mio nonno Eusebio e mia nonna Graziella, forse adesso non sarei qui a mangiare un hamburger, forse sarei sposato con Francesca, sarei in qualche bella casa a guardare la televisione, e Francesca mi chiederebbe com’è andata a lavoro, e parlerebbe sottovoce perché nostro figlio s’è addormentato sul divano, e con questi bei pensieri finisco di mangiare l’hamburger...
mercoledì, 14 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 09:58
category: serie - interview
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Chi sei?
Romualdo Tommasini.
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Io non ci credo che quelle che a diciotto anni si mettono il costume intero, è perché c’hanno i nei.
 
Chi sei?
Corrado Musto.
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Una volta ho sognato che facevo l’amore con una banlieusard parigina. Ho perso la verginità così, in un sogno, perché io ci credo che la materia dei sogni è reale. Lo dicono anche su certi siti, che la materia dei sogni è reale.
Adesso sono passati diversi anni da quel sogno in cui facevo l’amore con la banlieusard parigina. Però ci sono i social network e sai che in mezzo a tutte quelle persone posso impostare le ricerche che voglio. Tipo che vorrei trovare una creatura dal cromosoma palindromo XX che sia residente ad Argenteuil o anche a Clichy-sous-Bois. E magari mi piacerebbe che questa creatura rispondesse qualcosa al mio messaggio che dice, ciao, lo sai che una volta ti ho sognata? Sì, mi piacerebbe proprio che rispondesse qualcosa, perché io già mi immagino il matrimonio cristiano ortodosso con tutti gli invitati che ci applaudono.
 
Chi sei?
Marianna Giorgi.
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Io, a quelli che parlano al cinema, gli farei un’iniezione di penthotal.
domenica, 11 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 11:38
category: recensioni senzanima
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Con tanta benzina in vena, di Warren Ellis
 
Se leggi la biografia di Warren Ellis scopri che lui non dorme mai.
Se leggi “Con tanta benzina in vena” scopri che forse dovrebbe dormire un po’.
Perché Tarantino è già passato a spiegare come si fa. Oramai, gli ingredienti del pulp li conoscono tutti. Parolacce, pistole e sangue. Solo che per fare del buon pulp, devi sapere dove mettere le parolacce. Dove mettere le pistole. E pure dove mettere il sangue. Che sennò, se non sai dove mettere gli ingredienti, le parolacce le dicono a te. E poi, magari, arrivano pure le pistole e il sangue.
Allora, vediamo un po’...
Le parolacce ce l’ho.
La pistola so dove trovarla.
E il sangue?
Be’, basta scoprire dov’è che Warren Ellis mangia uova di storione. Alla faccia di chi ha comprato il suo libro.
mercoledì, 07 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 23:33
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Chi sei?
Don Nanni.
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Ascolto i vostri peccati e non mi piaccio mica tanto.
 
Chi sei?
Giovanni Bontempi detto Gianni.
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Schematizzo ogni singolo fenomeno di questo pianeta fenomenologico.
1) Sono nato quando la Repubblica Popolare Cinese non faceva ancora parte dell’ONU.
2) Sono cresciuto studiando poco e lavorando pochissimo.
3) Quindici anni, due mesi e tre giorni fa ho ereditato senza particolari meriti il faraonico patrimonio netto della Srl di papà Augusto.
4) A quarantacinque anni ho cominciato a dire a chiunque che “al giorno d’oggi una laurea ci vuole altrimenti non sei proprio nessuno.”
5) E adesso puoi trovarmi – il lunedì e il mercoledì, dalle 12 alle 14 – a frequentare un corso che forse si chiama “Istituzioni di storia del cinema.”
 
Chi sei?
Sto aspettando che mi faccia effetto.
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Qualche volta – e ultimamente più di qualche volta – mi faccio ipnotizzare dalle repliche pomeridiane di “Super Quark.” Poi, quando raggiungo quel livello di ipnosi che ritengo il giusto livello di ipnosi, vago per la casa alla ricerca di antistaminici in capsula. Piango e tremo, se non riesco a trovarli. Perché quei farmaci curano sia la noia che il mal di gola.
domenica, 04 ottobre 2009
author: 28GrammiDopo @ 16:41
category: recensioni senzanima
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Confessioni di una maschera, di Yukio Mishima
 
Ditemi, dove lo trovo un altro come Mishima?
Dove lo trovo un altro che sappia emozionarmi sempre*?
 
* anche quando parla di autoerotismo instillato dal martirio di San Sebastiano.