author: 28GrammiDopo @ 09:43
category: serie - jari remake
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“La civiltà mi tedia. Devo astrarmi.”
Jari
11 Maggio
11 Maggio
Ore 02:37
Jari è come polvere pronta a scomparire.
Accampa corpo e pensieri sul tetto del suo palazzo.
Sale sul cornicione e scopre, con una specie di curiosità infantile, che la vertigine non è semplice distorsione della percezione d’equilibrio.
No, la vertigine è maligna.
Se non ci fosse lei, l’avrebbe già fatto. Avrebbe già smesso di passare la mano destra tra i capelli – come avesse cinque vipere che strisciano sul capo – ed avrebbe preso coraggio. Avrebbe già saltato nel vuoto, ansioso d’esser cullato dal vento.
Se non fosse in preda alle vertigini, si starebbe librando in aria. Forse spaventato, certamente intimidito dai 9,81 Newton gravitazionali, ma pur sempre integro nella morale. Per una volta, avrebbe tenuto fede ad una sua imposizione.
Eppure c’è lei. Quella schifosa sensazione di malessere.
Può quasi vedersi; spettatore del proprio declino. Un sudicio fabbricato dell’umanità che l’ha preceduto – somma e risultato di un’operazione storica. Addendi in carne ossa; la civiltà come una catena formatasi con l’Homo sapiens e destinata a perdurare chissà quant’ancora. Lui, l’anello debole, si alienerà da antenati e posteri. Una zavorra troppo grande, quella d’esser uomo. Non è nato con le spalle larghe. Jari è carne avvelenata.
Stenta a credere d’essere materia vera e propria. Immagina i suoi vestiti – jeans cobalto e t-shirt rosso castagno – afflosciarsi al suolo. Niente più massa a sostenerli; una visione celeste.
Le gambe che son canne in balia d’una folata. La testa è un fulcro rotatorio. Le braccia, appendici d’un equilibrista morente.
Lui sa di chi è la colpa.
E’ della vertigine. Non lo fa concentrare, la maledetta.
Jari sovrasta il suo quartiere. L’asfalto dimesso, i palazzi insofferenti, alberi e lampioni che paiono reggersi a fatica. Sono tutti là che bramano lo schianto. Attendono, silenziosi ed eccitati.
Ma lei usucapisce il suo cervello.
Non è ancora tempo, gli dice.
Torna a stamattina.
Quando tutto è cominciato.








